:: indecisione ::
Rieccomi al circolo Arci Blob, di Arcore. Ormai ci sto mettendo le radici, come molte delle persone che ci incontro ogni volta che vengo qua. Però questa sera volevo fare il bravo: il buon vecchio Rocchetti è qui in Italia per il suo tour invernale e ricambio il favore che mi fa ogni anno, quando mi ospita a Berlino in dicembre, prestandogli l'ampio divano di casa mia per questa e un'altra notte. Io glielo ho detto in anticipo che per questa sera io e Gaia abbiamo già un accordo con Davide e Anita, due amici che non sono del 'giro musica', e che quindi potrebbero non morire dalla voglia di sorbirsi i 5 gruppi della serata Italians do it Better numero due, così siamo d'accordo che per ora ceneremo assieme al Blob, poi si vedrà.
Ma si sa, una cosa tira l'altra, e alla fine anche 'sto mini-festival me lo sono visto e ascoltato tutto.
:: mangiando bestemmie ::
Arrivati proprio a soundcheck finito, io e Gaia ci accomodiamo al tavolo dei musicisti, accanto appunto al buon Claudio, a Patrizia Oliva / Madame P e Paolo di I/O e Nippon. Non lontano c'è il solito Mario, il Re dell'Arci ed Andrea di Ebria, come sempre tra gli organizzatori della serata. Presto la conversazione passa dai soliti infiniti argomenti musicali (tra cui le super indiscrezioni sul quarto disco dei 3/4HadBeenEliminated che rivelerò solo sotto costrizione) a discussioni di ordine culinario, passando per una serie di aneddoti sul famigerato Bananartista, che pare essere conosciuto di fama o persona bene o male da tutti i presenti. Su questo Mario racconta - divertendoci tutti parecchio - di uno straordinario spettacolo teatrale che lo ha visto tra i protagonisti, incuriosendoci parecchio e deliziandoci a sua volta con la sua grande capacità di raccontare storie. A volte penso che potrei passare serate intere a farmi raccontare assurdi aneddoti da Mario, che sciorina storie al limite dell'assurdo tra bestemmie, riferimenti musicali a 360 gradi e altre bestemmie. A proposito di queste ultime, avverto Claudio della sensibilità di Gaia alla blasfemia, e questo costringe a curiosi equlibrismi linguistici il bolzanino che, nel tentativo di mascherare i peggio improperi, distorce "d", prolunga "i", storpia "o" e rimangia interi filotti di dei d'ogne religione. Gaia in fondo apprezza e ride, e la cena si rivela come sempre divertente.
Al tavolo si avvicendano vari personaggi, tra cui a un certo punto anche Davide del Col (Ornament / Echran), col quale scambio due opinioni in vista dello Sleep Concert che Andrea Marutti/Afeman ha intenzione di organizzare ad aprile al Boccaccio. Entrambi condividiamo un certo entusiasmo ma pure la fottuta paura che gli astanti (e probabilmente pure noi musici) finiscano per addormentarsi nell'eterno sonno senza sogni della morte per assideramento, viste le condizioni del Boccaccio e la sua vicinanza all'umido Lambro, ma nonostante questo non vediamo l'ora che arrivi questo interessante happening tra musica e sonno.
Prima dell'inizio dei concerti, verso le 21:30, arrivano dunque anche i due amici Davide e Anita, del tutto o quasi estranei a questi ambienti musicali (sebbene Davide con la sua fidanzata Martine siano stati i miei primissimi spettatori, e per questo gliene sarò per sempre grato). Con loro io e Gaia iniziamo subito una serratissima chiacchierata sui tavolini del bar, che si protrarrà per tutta la durata del primo concerto.
:: Gangster Bangs ::
Prima dei concerti Paolo e Andrea mi spiegavano che questo nome, Nippon, sta per essere abbandonato, dato che si riferisce ad una formazione di sei elementi, dei quali appunto ora restano solo loro sue (che fine abbiano fatto gli altri quattro non ci è dato sapere, ma pare che non convenga sgarrare quando si ha a che fare con 'Quelli dell'Ebria').
Ho sentito nominare i Tanake più e più volte, ma mai avevo avuto l'opportunità di ascoltarli, e devo dire che era stata una vera sfortuna. Quanto fanno non è lontano da enseble quali Zu, Starfuckers/Sinistri e I/O stessi (per restare su esempi italiani), ma hanno dalla loro un'accessibilità nelle strutture dei brani davvero non da poco. Anch'essi con line up piuttosto ridotta, sviluppano i loro brani su sincopati grumi di note di basso, delicate e variate rullate di batteria e rarefatte acute note di chitarra (talvolta sostituita da una tromba, putroppo qui non amplificata e quasi inudibile). Mi piace moltissimo come le tracce crescono e si sviluppano seguendo percorsi intreccaiti come le stocastiche ramificazioni di una arbusto, senza mai perdersi nella confusione che, per quelli che sono i miei gusti (non amo il jazz estremo improvvisato), a volte si rivelano marasmi confusi.
Patrizia l'ho vista suonare diverse volte, ed ogni volta i set erano assai differenti, tanto da chiedermi se il suo repertorio è così vasto da non doversi quasi mai ripetere o se quanto suona e canta è frutto di costante improvvisazione. Credo che si tratti un po' di entrambe le cose, ossia che le performance (sempre prevalentemente vocali) di Madame P siano costitutite da alcuni elementi comuni che poi lei intreccia in innumerevoli combinazioni live.
Tra le bizzarrie di questo luogo, c'è il fatto che si assiste spesso ad un progressivo svuotarsi del pubblico a partire dalle ore nove di inizio concerti fino alla notte, quando solo pochi coraggiosi restano per godersi 'la star della serata'. Saranno le abitudini da sveglia con le galline dei brianzoli, fatto sta che ad ascoltare il nostrano Claudio trapiantato a Berlino restano pochi coraggiosi, molti dei quali dopo 10' di noise brutale lasceranno definitivamente l'Arci.:: un letto (anzi un divano) per due ::
Si sbaracca (Dio solo sa quanto ci metterà Claudio per uscire da 'sto posto) e ci si prepara per andare a casa, mentre la povera Patrizia scopre che pare non vi sia nessuno disposto ad ospitarla per la notte, e si vede costretta a chiedere a me, che mi sento a 'sto punto un verme per non averglielo proposto io prima. Discutiamo col Berliner e capiamo che nella nostra piccola casa ci possono stare entrambi (così come ci sono stati gli Harshcore o Fhievel e Sigurtà tante volte), con uno dei due bene o male sacrificato sul pavimento.
Quando siamo a casa (dopo interminabili ultime chiacchiere con Mirko Spino e di progetti con Accursio (Ebria) per mettere in piedi delle sfide calcistiche tra musicisti sperimentali milanesi e romani), i due lotteranno cavallerescamente per il pavimento, che alla fine toccherà alla povera Patty, la quale finirà per dormire poche ora (tra le sue peripezie notturne un vestito strappato ed il persistente russare di Claudio).
Al mattino incrociamo colazione e pranzo, con Gaia ai fornelli e noi a scambiarci opinioni sulle recensioni di Blow Up, la serata di ieri ed altro.
Anche questa volta, oltre ad avere ascoltato della gran musica, sono stato con degli amici fanstatici, che sono senza dubbio la cosa più bella che ho guadagnato dal suonare in questo folle ambito.
Domani sera e martedì toccherà di nuovo anche a me. Per ora non sono ancora molto teso, ma sto per diventarlo presto. Al momento, neppure ne ho voglia, ma spero che mi verrà. A volte è più facile essere spettatore che protagonista.