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Sparkle in Spritz and Graz

Sparkle in Grey + Andrea Liuzza - Live @ Chioggialab, Chioggia, 9th June 2007
Sparkle in Grey - Live @ Sonntags Abstract, Graz (Austria), 10th June 2007



Oggetto: siamo fantastici
Da: Matteo Uggeri | Hue
Data: 12/06/2007 14.12
A: Alberto Carozzi, Franz Krostopovic

Oggi ho creato ingorgo alla barriera tentando l'attraversamento con il miticò Ragù Doblò, che mi ha fruttato insulti da camionisti, bombardamento di clacson e tanta paura di dover rifondere di una multa il buon Grande Fratello di Gaia. Tutto (quasi) risolto al Punto Blu poco dopo.

Incredibilmente, il buon umore accumulato negli ultimi tre giorni regge, nonostante anche riunioni di lavoro e pletora di mail da evadere (o da cui evadere).

Sarà il ripetuto ascolto di Radio Fastidio ad essere così salutare,
i funghi che mi sono cresciuti addosso per non essermi mai lavato,
l'aver dormito tra il tubare dei piccioni e il basso tuba del violinista,
i numerosi cocktail gratuiti bevuti,
la possibilità di riflettere sul destino del mondo attraversando Klagenfurt in coda,
l'attessa zen dei panini dell'Uomo Lepre,
o il fatto che mi sono divertito un sacco con voi e che abbiamo suonato da Dio davanti a una massa di complessati austriaci?

Non mi do risposta, ma mi godo questo stato di benessere.
Grazie,
Hue



:: lo abbiamo aspettato per tanto tempo ::

E' da circa un anno che sto cercando di mettere in piedi questo concerto a Graz con l'aiuto di Maru Fufunjira, responsabile della chmafu nocords, label piccolissima ma ottima, conosciuta tramite il buon Urkuma, che su di essa pubblicò l'ormai lontano Onomatopeic Cigarettes, con tanto di remix da parte di Sparkle in Grey.

Ora che lo abbiamo fatto davvero, finalmente ci credo, altrimenti continuava a sembrare una cosa impossibile. A chiunque io dicessi che avremmo suonato a Graz, in Austria, la reazione era sempre qualcosa tipo "ma come avete fatto a trovare una data là?" Credo, come sempre, che sia la potenza della musica sperimentale o estrema ed il suo mondo così enormemente diverso da quello del così detto rock, che richiede molte più raccomandazioni e attitudine da poser per conquistare serate in cui suonare.



:: Bonsai Art Doblò can save our lives ::

Sono quindici giorni che io ed Alberto ci alambicchiamo in statistiche da magazzinieri per capire se il mucchio dei bagagli + strumenti da portare via riuscirà a trovare posto nel Doblò prestatoci più che gentilmente da Alessandro, il Grande Fratello di Gaia. Sul portellone posteriore del poco slanciato mezzo svetta un adesivo "Bonsai Art", che tradisce l'uso per il quale il potente mezzo Fiat è stato acquistato. Certo lui, il Doblò, abituato a deliziose querce in miniatura ed odorosi pini marittimi non si aspettava di dover traspostare un giorno amplificatori, chitarre, piatti, computer e amenicoli vari, però pare adatto allo scopo.

In questo sabato mattina eccoci qui dunque a caricare il tutto nel bagagliaio. E' all'incirca l'una di pomeriggio, ed Alberto si è subito incaricato della sistemazione del tutto; dalla grande abilità che dimostra sembra un campione di Tetris, e non permette a nessuno di noi altri di mettere mano o voce nella sequenza degli incastri. Noi ci guardiamo bene dal contraddirlo e lo lasciamo fare, tanto che in effetti il risultato finale, dobbiamo ammetterlo, è ottimo. La visibilità posteriore è salvaguardata ed il violino di Franz svetta sopra a tutto il resto, per la gioia del suo padrone, che se ne separa raramente e lo tratta come fosse di vetro intarsiato. Il Cris, al contrario, fosse per lui lascerebbe la sua chitarra appesa fuori ed i piatti sotto agli ampli (dove io cercavo stolidamente di metterli).
Per le 13:30 siamo pronti e montiamo, con me alla guida. La colonna sonora del viaggio attingerà caso forza alla mia vecchia collezione di cassettine, dato che il lettore CD non funziona; il problema è che il repertorio gravita attorno ai gusti di un ragazzino complessato cresciuto a Young Gods, Mandible Chatter, Butthole Surfers, Nomeansno, Christian Death ed altre amenità. Per cercare di non scontentare troppo gli altri metto inizialmente l'indimenticabile "You Fat Bastard" dei Faith No More, che mi pare il disco giusto per darci la carica.

Il tragitto sulla A4 scorre liscio (non prima di una doppia pausa per prelevare, fare benzina e quasi quasi fare un salto a fare la spesa...), con mini-sosta in autogrill e qualche difficoltà nei sorpassi in salita. Per fortuna da qui a Chioggia, prima tappa del nostro minitour, di saliscendi non ce ne sono molti, perché il povero Doblò carico come un mulo fatica non poco sulle pendenze.



:: la laguna ::

Dopo l'uscita di Padova ci ritroviamo in uno dei luoghi più piatti della nostra penisola, l'umidissima e vasta laguna, che attraversiamo su un lungo ponte; nell'altra direzione, una coda allucinante di Padovani che hanno deciso di passare il sabato al mare del lido, ed ora fanno ritorno incolonnati e tristi, rimpiangendo forse la loro voglia di sole e mare. Noi li deridiamo vigliaccamente, non sapendo che presto a Klagenfurt ci aspetterà sorte ben peggiore.

Il Chioggialab, locale suggeritoci da Enver/Enrico Veronese (vecchia conoscenza di Blow Up e Rockit) mesi addietro, ci aspetta ben visibile sotto la torre dell'acqua e accanto alla stazione (praticamente ne fa parte), come anticipatoci da Rocco, il ragazzo con cui eravamo in contatto fino a una settimana fa, quando ha poi mollato tutto per andare a suonare a Bologna con gli Hormonauts.
Ad accoglierci qui sono invece Davide, l'uomo più magro del mondo, ed altri ragazzi del luogo, tutti gentilissimi e assai disponibili. Ci suggeriscono, vista l'ora e la bella giornata, di fare una passeggiata nel centro paese, non lontano da lì.
Non ce lo facciamo dire due volte e ci incamminiamo.



:: la Terra dei Pensionati ed il Re del Gelato ::

Chioggia è una cittadina potenzialmente bellissima, situata su un promontorio allungato, e quindi circondata dal mare su tre lati. Le case sono antiche ed i vicoli affascinanti, ma più ci avviciniamo e più la definizione che le diamo passa da "pittoresca" (Franz) a "trasandata" (Alberto) fino a "che lercia" (Cris). La nostra passeggiata scorre però allegra nella via principale, sotto i portici, dove decidiamo di prenderci un gelato che ci viene servito da un poco lagunare romano con evidenti problemi sessuali. "Te lo schiaffo nel c... ono?" è la battuta che pare ripetere a TUTTI i clienti dopo che essi hanno scelto i gusti (sui quali ha talvolta da ridire: "Che fantasia!" sottolinea sul mio cioccolato e liquirizia). A volte le cazzate che dice sono del tutto incomprensibili, ma dobbiamo comunque ammettere che il gelato di mr. Cortesia (lui si fa chiamare modestamente "Il Re del Gelato") è davvero squisito. Ce lo godiamo passeggiando accanto a una tale quantità di anziani da farci pensare d'essere in un gerontocomio a cielo aperto: sotto i portici ci saranno almeno 30 bar, ma non in uno vediamo qualcuno che sia under 60. Il panorama è impressionante: golfini colorati, teste color platino, borsette di tela, sandali di corda, cappelli di paglia, occhiali di corno, tutto l'armamentario dell'anziano medio è presente. Però devo ammettere che i ragazzi si stanno divertendo parecchio, e che l'atmosfera è allegra, poi io ho massimo rispetto per chiunque a quell'età ha saputo arrivarci, quindi non posso che benedirli.

Arrivati al molo Alberto pensa bene di scattare una foto proprio a tre arzilli vecchietti che, certo più svegli di lui, si accorgono in un millisecondo delle sue intenzioni, nonostante i suoi imbarazzatissimi tentativi di negare ("No no, sto facendo la foto al mare..."). A quel punto decidono, beffardi, di mettersi in posa. Sono quattro, e tutti noi già ci immedesimiamo parecchio.



:: souncheck e spritzcheck ::

Suoneremo all'aperto, ed i ricordi dei nostri ad oggi unici live outdoor non sono esattamente esaltanti (concerto nel bosco e all'oratorio), quindi siamo un po' timorosi. Però suonare sotto il cielo ha sempre il suo fascino, quindi la cosa ci piace. Montiamo tutto ed iniziamo il souncheck con un ragazzo occhialuto (putroppo non ne ricordo il nome) che segue le nostre indicazioni e con Davide risolve alcuni piccoli problemi tecnici. Scendiamo piuttosto soddisfatti, e già c'è qualcuno che ci vuole fare dei complimenti. Si tratta di Andrea Liuzza, il musico con cui condivideremo la serata. Già gli vogliamo bene perché ha acconsentito di prestarci il suo piccolo ampli e si è pure offerto di suonare prima di noi, ed in più il suo sito ha dei disegnini che mi piacciono parecchio.

Arriva il momento di mangiare e le ragazze del Chioggialab, ci portano una carichissima pasta ad acciughe e capperi: è molto buona, ma pure assai salata, così ci ciucciamo la bottiglia di bianco in due minuti per poi seguire a ruota con un numero imprecisato di spritz a testa, che ci accompagneranno fino al momento di andare a dormire. Costano solo un euro e quindi ne abusiamo.
Mentre mangiamo, le ragazze loquaci (ed anche decisamente carine), ci raccontano di alcuni habitué del locale, ossia un pazzo strafatto ed una coppia che si scambia effusioni a sediate nella notte. I tre stazionano in una sorta di dependance tra il locale e la vicinissima stazione, e pare abbiamo l'abitudine di sortire dai loro alloggi quasi ogni sera per seguire i vicini concerti, fino al momento in cui il primo parte ad urlare ed i secondi iniziano a menarsi.
Ovviamente noi speriamo che siano qui anche questa sera: suonare durante una rissa ci manca, e vorremmo sperimentarlo.


Siamo presto accontentati: tra i pochi presenti vediamo tre individui che potrebbero corrispondere alla descrizione, ma ci deluderanno. Saranno le note dolci di Liuzza o l'intro dela nostra Limpronta, fatto sta che durante il nostro live se ne andranno senza neppure averci tirato una bottiglia di birra in faccia.



:: Andrea Liuzza ::

Andrea ha fatto un lungo soundcheck per essere certo che i numerosi devices che gestisce sul palco rispondano a dovere ed emergano dalle spie, ma mentre suona lo vediamo fare gesti all'uomo mixer, che serissimo reagisce pacato. Tra un brano e l'altro Andrea si deve anche fermare per far correggere alcune cose, ed è un peccato perché lo si vede suonare un po' teso ed insicuro. Accando a me alcune persone si mangiano una pizza, e lo fanno rumorosamente, come fossero al ristorante... insomma, l'atmosfera non è delle migliori per apprezzare una musica molto incentrata sulla melodia e piuttosto pacata (nonstante alcune tirate ritmiche) come quella di Andrea.

Lui ad ogni modo ce la mette tutta ed io apprezzo in particolare la rarefatta intro ed una riuscita cover di un brano di Lisa Germano, mentre i suoni di batteria campionati, forse perché distanti da quelli che sono abituato a sentire, mi piacciono meno. Lui ad ogni modo è coraggiosissimo nel puntare su un set complesso fatto di tastiera, laptop, chitarra e voce, tutto da solo. Tanto di cappello. Ottima poi la chiusura, un po' rabbiosa, e rabbioso è anche lui, quando scende dal palco e si fionda dal fonico, chiedendogli, con quanta più calma possibile come mai tutto fosse cambiato rispetto al soundcheck. Il ragazzo gli risponde con un laconico "Io non ho toccato niente", per poi fuggire prima dell'inizio del nostro live.



:: Sparkle in Grey & the Hundread Mixerists ::

Siamo allegri e pronti per suonare (Franz ed il Cris hanno le mani arancioni dagli spriz che si sono bevuti), così montiamo sul palco dopo i quasi ironici auguri di Andrea, ormai calmatosi.
Quando partiamo con Limpronta, introdotta per l'occasione da una registrazione delle letture di Angelo Beolco detto il Ruzante (in antico dialetto veneto), ci rendiamo conto che in effetti pure per noi nelle spie non c'è esattamente quello che vorremmo.
Io vedo Alberto saltare giù dal palco a musica iniziata e correre al mixer, dove uno sconosciuto ha lo sguardo fisso sulle manopole. Tornato indietro, sono io ad accorgermi che nella spia del Cris c'è più silenzio che in una camera anecoica, così eccomi saltare giù dal palco (pare una performance voluta, potremmo proporla...) ed andare al mixer, dove c'è un'altra nuova persona. Sarà così per tutto il live, durante il quale ogni volta che alzerò gli occhi ci sarà un tizio diverso a muovere aux, gain, lo ed hi scuotendo la testa imbrarazzato.
Noi ci mettiamo del nostro e sbagliamo di brutto l'attacco della seconda parte di Limpronta, che diventa il casino aritmico già sperimentato a Mariano e nel bosco, ma pian piano riusciamo a rimetterci in riga e sul finale va tutto meglio.
Seguono tutte le atre, che ci vengono decisamente meglio, con l'esclusione della nuova Sunrising (Maschio version), che dovrebbe risultare potentissima ed invece è moscia come una corda umida.
Gli spettatori rimasti sono una decina, e comprendono quasi solo le persone del locale e gli amici di Andrea, il quale alla fine ci fa dei gran complimenti. Mi fanno parecchio piacere, visto che gli ascolti suoi (che vanno dai Nine Inch Nails a Tarwater/To Rococo Rot) sono indice di qualcuno che di musica ne ama parecchia: alla fine addirittura dice di aver visto i Mouse on Mars la settimana prima ma gli siamo piaciuti di più noi oggi con i problemi tecnici. Come sempre, allegro mi prendo i complimenti e li metto nel mio cassettino mentale delle soddisfazioni e comincio a sbaraccare.



:: la gara di freccette per la sdraio ::

Sbaracchiamo tutto ma siamo indecisi sul dove lasciare gli strumenti: li mettiamo già nel Doblò, pronti per domattina, o ce li portiamo dentro il locale, dove dormiremo? La scelta è difficile, ed è dettata soprattutto dal timore che qualcuno ce li fotta tutti amabilmente. Presi dall'indecisione e dallo scazzo, inizialmente li abbandoniamo in mezzo al cortile, per poi metterli nel furgone con l'esclusione del Mac e del violino, ammanettati ai quali dormiremo rispettivamente io e Franz.
Dormiremo dove? Il luogo generico ci è stato indicato da Davide, ed è il mucchio di assi che costituisce il palchetto interno del Chioggialab, sopra il quale svetta una ben fatta riproduzione di Guernica di Picasso, però lì ci sono solo un letto con materasso ed una sdraio da mare. Dopo poco spuntano pure due materassini, ma sprovvisti della pompa per gonfiarli (rubata da Rocco il giorno prima). Noi ci sediamo fuori in attesa che i ragazzi smontino tutto (una lunga attesa) e poi rientrando troviamo i materassini belli gonfi: è stato Davide che, pur essendo davvero mingherlino, evidentemente ha dei gran polmoni (ed un gran cuore, che Dio lo benedica!).
Ora viene però il difficile. La sdradio a righe gialle e verdi non sembra essere il letto di Luigi XII, quindi qualcuno vorrà sacrificarsi su di essa. Io comincio già a rompere le palle dicendo che mi rifiuto categoricamente, e così il buon Cris si offre volontario, ma Alberto trova la cosa iniqua e propone un sorteggio o una gara. Pagliuzze non se ne vedono, ma c'è un logoro bersaglio e due freccette.
Io già mi cago addosso. So che in queste cose sono più che negato, quindi quando tocca a me tremo e già mi vedo accartocciato sulla plastica.
Entrambe le freccette mancano il bersaglio e cadono a terra, ma la stessa cosa è capitata a Cris e Alberto, e solo Franz ha fatto ben 3 punti. Secondo giro e Al e Cris falliscono, mentre Franz azzecca un 2.
Tocca di nuovo a me.
Prima freccetta: a terra.
Decido di tirare più piano, ormai sconfortato.
La punta arruginita si pianta nell'arco del 7.
E' fatta. Scelgo io. Materasso. Morbido, accogliente lurido materasso.
In un attimo mi ci fiondo borbottando mentre gli altri mi insultano e decidono di continuare... Da sotto il sacco a pelo mi giungono i rumori dei colpi a vuoto su muro, vetro e fuori dalla finestra, e poi il verdetto: è il nostro povero bassista a finire sul peggiore dei giacigli.
Uno dietro l'altro ci corichiamo, per quella che sarà una notte lunghissima e sconfinatamene fastidiosa.



:: cicalini telefonici, piccioni che tubano e violinisti tuba ::

Dopo 10 minuti che siamo coricati, verso le 2:30, qualcuno telefona al Chioggialab. Follia, ma è così. Di risposta c'è una segreteria telefonica con le vocine in coro delle tipe del locale che fino ad un'ora fa ci hanno intrattenuti e foraggiati di spritz, ma in questo momento sentir loro dire "Ci dispiace ma in questo momento siamo assenti" non è particolarmente gradevole. Meno ancora quando, per la terza volta, lo stesso pirla chiama (o forse è un fax?), ed il bello è che il tutto ha attivato un diabolico cicalino fastidiosissimo. Cris non ne può più e cerca il telefono per scoprire che sta dietro all'unica porta chiusa a chiave e che quindi ci farà da sottofondo per tutta la notte, assieme al terrificante russare di Franz. "Io ve lo avevo detto" dirà il mattino dopo, quando noi altri gli avremo oramai tolto il saluto.

Io non sono famoso per aver il sonno facile, e quindi dopo un po', causa anche le zanzare insistenti nonché delle enormi formiche volanti che mi camminano in faccia ogni 5 minuti, non ce la faccio più. Inoltre fa un caldo boia ed il mio sacco a pelo è buono per l'Himalaya, quindi penso "forse fuori potrei stare meglio". Dunque mi alzo, prendo su materasso e sacco, e mi porto il tutto nel cortile, dove mi adagio su delle assi.
La decisione inizialmente dà buoni frutti, e mi addormento per una ventina di minuti, finché un suono ancora più orribile del violento russare di Franz non mi sveglia di soprassalto. E' un lurido piccione che, a un metro sopra la mia testa, si agita e tuba insistente nel tentativo di sedurre una qualche vacca picciona lì intorno. Mai avevo sentito un volatile fare dei versi tanto forti e fastidiosi. E non è solo: alzando lo sguardo mi accorgo che l'intero cortile è pieno di topacci volanti che si agitano e svolazzano corteggiandosi insistentemente. Capisco che il Chioggilab all'alba altro non è che un grosso bordello per piccioni in fregola sessuale, e mi rassegno a rientrare, temendo pure le scagazzate (non mancando però di registrare il tutto per i posteri...).
Sono ormai le 6:30 del mattino, c'è una luce accecante, il cicalino prosegue, il russare anche e di dormire non se ne parla, ma sono esausto e quindi mi sdraio lo stesso, all'interno, sul mio materasso.

Incredibilmente cado nelle braccia di Morfeo per risvegliarmi (con bauscetta sul cuscino, sengo di ottima dormita) alle 10:30 circa, quando anche gli altri si stanno alzando.
Cris accende la radio e sulla stazione memorizzata passano solo canzoni sguaiate in falsetto. Sarà il primo esempio della virtuale ed incessante presenza di Radio Fastidio nel nostro viaggio: ovunque andremo o saremo, ci sarà una radio sintonizzata su qualcosa da far annodare i nervi.

Dopo aver insultato Franz a turno, rimettiamo nel Doblò quanto manca, chiamiamo il buon Davide, lo ringraziamo di cuore (lui e gli altri, al di là delle battute sul mixer, sono stati davvero gentilissimi, generosi ed adorabili) e ripartiamo alla ricerca di un bar in cui fare colazione. Ovviamente il locale è strapieno di vecchi, ma cominciamo a sentirci a nostro agio tra loro e consumiamo allegramente toasts, brioches, succhi e cappuccini.



:: il furto: Sparkle in Jail ::

Con Albertone alla guida puntiamo verso il confine, ma con un nuovo importante obiettivo intermedio. In un momento di illuminazione ieri sera mi è venuto in mente che in Austria usano le prese shuko, non compatibili con le nostre. Questo significa che, senza un fottuto adattatore, al massimo possiamo fare un patetico concerto a cappella in stile Neri per Caso. Ovviamente oggi è domenica e non fioccano gli elettricisti aperti, né tanto meno i centri commerciali. Miracolosamente però passiamo accanto ad una enorme filiate della M***o, con stendardo "aperti anche la domenica". Ci fermiamo bruscamente ed io ed Alberto scendiamo a caccia dell'adattatore, consci del fatto che per fare acquisti occorre una massonica tessera senza la quale, come ci intimano le due odiose carampane all'ingresso, neppure si potrebbe entrare. Alla nostra promessa di fare in fretta e chiedere ad un altro cliente di mettere sul suo conto il nostro oggetto, ci concedono però un giro perlustrativo "veloci però, eh?".
Io e Al ci fiondiamo nel reparto elettrico, dove ci sono prese, cavi e adattatori di ogni tipo, escluso quello che fa al caso nostro. Gaia mi chiama in quell'istante, e così distratto dal telefono vago in altri reparti; d'improvviso mi cade l'occhio su una confezione semiaperta, buttata quasi a terra. Dentro ci dovrebbero essere due adattatori shuko. Ce n'è solo uno, l'altro se lo devono essere fottuto. Io e Al ci consultiamo. Decidiamo che va fatto. Lo rubiamo.
Cerchiamo l'uscita e lui l'attraversa con nonchalanche pur avendo il maltolto in bella vista tra le dita.
Nel parcheggio ci sentiamo un po' colpevoli, ma felici. Ci pare di essere molto punk con questa cosa del furto (l'oggetto costava circa 2.10 euro) , e quindi filiamo via.



:: l'uomo lepre, la cavalla petarda e il signor contakilometri ::

Arrivati presso il confine e visto l'anticipo con cui viagggiamo, scegliamo di uscire a Tarvisio per mangiare in un bar anziché in un avvilente Autogrill, ignari di quello che questa scelta comporterà.
Dopo pochi Km giungiamo in uno spiazzo tra le montagne, molto bello, al centro del quale sorge una casupola in legno con l'insegna "Bar": è l'ideale. Scendiamo, ci sistemiamo sulle panche all'aperto ed ordiniamo al ragazzo all'interno due panini speck e formaggio, uno solo speck e uno salame, formaggio e salsa qualunque. Perdonatemi se scendo in tali apparentemente noiosi dettagli, ma è importante. Colui che da qui in poi verrà chiamato l'Uomo Lepre ci metterà la bellezza di 45 minuti per preparare tali panini, in due separati momenti da 30' il primo (i due spek e formaggio) e 15 il secondo con gli altri due.
Mentre attendiamo però Radio Fastidio trasmette successi italiani anni '80 ricantanti e rifatti e in versione midi (spaventoso) ed ha luogo lo spettacolo di cabaret offerto da un fantino locale che beve birra senza scendere dalla sua cavalla, soprannominata da lui stesso 'petarda' per l'agitazione che la contraddistingue e per le sonore scoregge che a suo dire tende a fare oggi. Il tizio pare un po' brillo e ci fa capire come il bere e l'andare a cavallo si sposino alla perfezione "di solito torno che sono pieno, ma l'ultima volta sono partito che ero già maturo", ci dice.
Noi prendiamo nota, ridiamo e scopriamo intanto che l'Uomo Lepre, con la sua camicia a fiori e gli enormi dentoni è davvero gentile e simpatico: comincia anche a chiederci dove siamo diretti, che facciamo, che musica suoniamo e ci offre perfino quattro grappe.
Mentre ce le versa a litri, ci dice che lui in Austria ci va di rado e che non è ce l'ha mai fatta ad arrivare a Graz perché si è sempre fermato qua e là (se capisco bene si è fermato per bere) e non ha mai superato Klagenfurt. Un po' come partire da Milano diretti a Firenze e fermarsi a Lodi, diciamo. Poi ci spiega che il problema è la polizia austriaca, presente sempre e severissima, che ci vuole il bollino per l'autostrada se no sei fatto e soprattutto che se ti beccano con una goccia d'alcol in corpo vai dritto in galera. Tutto questo mentre ci osserva sorseggiare i suoi bicchieri colmi di grappa, al che io ed Al ci guardiamo e cominciamo a considerare l'idea di cercare di evitare le galere d'oltre confine, rinunciando all'alcol. Lui ha già bevuto, così sono io a lasciare lì il mio bicchiere. L'Uomo Lepre vede che non bevo e a quel punto ha pure il coraggio di sorprendersi "Non bevi? Perché? Non ti piace questa grappa?" Io e gli altri siamo basiti dalla sua incapacità di fare un minimo di collegamento, ma a questo punto abbiamo capito che il tizio ha qualche rotella fuori posto, così gli chiediamo quanto dista Graz per poi andarcene. Lui non lo sa, e lo chiede ad un altro avventore da poco sopraggiunto, il quale risponde con precisione assurda "328 Km".
Capito che sono tutti pazzi, decidiamo di levare le tende (tra l'altro ormai piove a dirotto), chiediamo in che direzione conviene andare per Tarvisio città. Rabbit-Man dice "E' facile, proseguite a sinistra di là".
Ci perderemo sulle montagne fino ad arrivare ad una strada sterrata. Era dalla parte opposta.



:: we drive east / this is hardcore ::

Ritrovata la strada nonostante la pioggia fortissima e la ricerca di un tabaccaio per il bollino, se è vero che mancano quei 328 km, siamo fottutamente in ritardo, anche perché la strada per Graz è tutta in lieve salita, piena di lavori in corso che pare la Salerno-Reggio Calabria ed il povero Doblò arranca di brutto.
Al primo benzinaio però chiediamo di nuovo quanto manca, e la tizia ci regala un più rassicurante (e verosimile) 200 km.
Dopo una lunga coda giungiamo comunque quasi in tempo (19:30 anziché 19:00) nella ridente cittadina austriaca, la cui periferia è costellata di osceni palazzi bassi fitti di peep-show, bordelli, sexy-shop e altre porcellate che paiono piacere parecchio ai biondi amici d'oltre confine.

Senza fatica raggiungiamo il locale nel centro, il Postgarage, che ci accoglie tappezzato di locandine che tradiscono la molto probabile attitudine omosex delle serate a tema quali 'This is Hardcore". Prendiamo nota anche di questo e andiamo in cerca del buon Maru, che troviamo all'interno, intento a sistemare tavolini.
Non ci siamo mai visti prima, ma lo riconosco subito. Indossa una buffa t-shirt di paperino, è gentilissimo ed estremamente pacato, ma non sembra nutrire particolare curiosità nei nostri confronti: al di là della canonica domanda "com'è andato il viaggio?", non ci chiederà più nulla fino alla stretta di mano d'addio.
Ad ogni modo, a me è più che simpatico e resta un gran mito, è professionalissimo, e così anche il suo fido collaboratore Peter, il miglior fonico del mondo, il quale ci permetterà di fare un souncheck con i cazzi e controcazzi (e cazziandoci pure per alcune nostre ingenuità).



:: cocktails à gogo ::

Be', a dire il vero una cosa molto importante Maru ce la dice: "You can drink whatever you want. And how much you want". Forse a fine serata si sarà pentito di averci dato tale permesso, visto che a turno io, Franz e Cris (Al è più parco) ci siamo ritrovati davanti alla perplessa barista a farci riempire i bicchieri di long island, latin lover ed altri cocktail buonissimi e molto alcolici.
L'euforia infatti sale e, dato che siamo pure a stomaco vuoto, cominciamo a sentirci ben avviati. Il posto è fantastico, di certo architettonicamente il migliore finora in cui abbiamo mai suonato, la gente arriva di continuo e sembra davvero essere lì per noi, mentre nell'attesa si ascolta il fantastico DJ set con Battles e Drums & Tuba proposto da Markus/Belwe (che tra l'altro è colui che pare ci ospiterà per la notte).
Io un po' mi cago sotto, ma ci sentiamo pronti per suonare.



:: Sparkle in Graz ::

Attacchiamo con Limpronta, introdotta da dei samples in tedesco scovati in rete, dei quali non conosco il significato. Spero solo che non siano cose offensive. Il tutto funziona bene, come d'accordo tiriamo in lungo l'intro e la facciamo più noise del solito, poi Alberto attacca alla perfezione il suo giro melodico, Franz e Cris staccano, i miei suoni crescono, e siamo in paradiso. Si sente divinamente, ci diamo dentro come non mai, improvvisiamo un po', chiudiamo lentamente per poi passare alla nostra per ora unica cover, From the Air di Laurie Anderson. Finalmente i presenti danno segno di riconoscerla (il fonico si era in precedenza complimentato per la scelta), e noi la suoniamo sicuri, sebbene io commetta il solito errore nel finale. In condizioni come questa però un errore sembra non contare nulla, anche perché gli applausi, imprevisti a questo punto del live, scrosciano copiosi.

Continuiamo su A Quiet Place e poi su The Last Cloud da Nefelodis, poi la nuova Sunrising (Macho), che finalmente suona potente ed ossessiva come dev'essere. Per chiudere, l'altra impro da Nefelodhis tirata in lungo e soffusa. Quando chiudiamo e scendiamo dal palco, gli applausi sono apparentemente sinceri e sentiti. Per una volta nessuno se n'è andato mentre suonavamo, né la gente chiacchierava o restava voltata dall'altra parte: erano e sono lì per noi.

Pare vogliano il bis, così torniamo su e suoniamo una Pim in Delay dall'intro incerta e dal finale rabbioso. Durante esso, quando tutti i suoni nostri sono al massimo ed io ho solo il compito di chiudere bruscamente il tutto, mi volto ad osservare gli altri per un attimo. Franz è l'unico a muoversi e ballare, mentre suona deciso il suo violino; Alberto pare in estasi, occhi chiusi e dondolio lentissimo, mentre dalla chitarra escono suoni poderosi. Il Cris fa il suo riff assassino, ma è fisso come una statua di marmo; per quel che so, io mi dondolo a ritmo dei miei beats e mi muovo, come un robot, solo per dare le sporadiche me regolari mazzate al ride. Mi accorgo di voler molto bene ai miei tre compari.

Ultima botta sul ride. Concerto chiuso. Applausi di nuovo. Siamo felici.



:: il classico sms post-live ::

Sebbene pieni di alcol, abbiamo lo stomaco ancora vuoto, e sono le 23:30. La gente comincia a lasciare il locale e Maru ci dice che il turco in fondo alla via è l'unico ancora aperto, così ci dirigiamo lì per sfamarci. Questo panino orientale mi sembra la cosa più buona che ho mai mangiato. Lo divoriamo silenziosi interrompendoci di tanto in tanto per commentare il nostro stesso live, ed alla fine del pasto ci ritroviamo in tre su quattro con il cellulare in mano. Stiamo tutti mandando sms sul tipo "Il concerto è andato bene, ora mangiamo, un bacio e buona notte" alle nostre amate: che vergognosi teneroni, ben poco punk.

Facciamo ritorno al Post-Garage, dove a locale praticamente vuoto impazzano le cover di Johnny Cash mixate dal buon Markus, che appunto ci ospiterà per la notte. Ricordo un altro concerto alla fine del quale ascoltammo Johnny Cash, e mi sento ancor più felice.
Sbaracchiamo, ringraziamo mille volte il super-fonico, Maru ci dà il generoso compenso senza batter ciglio (che Dio benedica gli austriaci) e ci accordiamo con il DJ per seguirlo col Doblò. Lui è in bici, quindi il pedinamento, seppur breve, è abbastanza ridicolo, ma ce la facciamo tranquillamente ed in pochi minuti siamo in quella che crediamo essere casa sua (non è così).
Con lui saliamo le scale ed entriamo in un appartamento tra l'hippy e l'antico. In una piccola stanza dorme un bimbo sui 10 anni, mentre in quella accanto sono sistemati 3 dico 3 letti per noi. Già temo una nuova partita a freccette per capire a chi toccherà il pavimento, mentre Markus dice che il bimbo in effetti dovrebbe essere altrove, di sopra col padre. Poi il DJ scappa e torna con un altro materasso che sistema nel nostro stanzone, e noi ci tranqulliziamo, pur temendo ancora le rusate di Franz.
Arrivano purtroppo puntuali, a metà nottata, tanto che io, colto di nuovo da insonnia, decido di farmi una capatina in bagno. Nel tragitto noto che il bimbo è sparito, ed è rimasto solo il materasso, senza neppure le lenzuola. Penso bene dunque di darmi di nuovo al nomadismo notturno e raccolte le mie cose mi sistemo nel lettuccio della stanza accanto a quella dove i due più il russatore riposano. Dopo alcune ore di pacifico e sornione sonno, vengo però svegliato brutalmente da un rovistare nell'armadio accanto, mentre una voce femminile in tedesco continua a ripetere incomprensibili e nervose frasi, di cui comprendo solo "...eine private!!!" Capisco di avere fatto una cazzata, e che quello è il giaciglio riservato al figlio e non un letto per gli ospiti in cui il bimbo si è per errore addormentato. In effetti tutti i giocattoli e pupazzi i cui era circondato quello che credevo essere il mio lettuccio potevano darmi un indizio, ma è troppo tardi e così ancora semi-addormentato e semi-nudo riprendo la mia roba e torno nella stanza comune, dove ovviamente Franz russa alla grande.
Un po' scioccato, mi rimetto giù e dormo fino alle nove, quando, come d'accordo, rispunta Markus pronto per andare al lavoro. Io e lui ci guardiamo e capiamo che è meglio parlare dell'episiodio increscioso accaduto nella notte. Ancora adesso non ho ben chiara la dinamica di quella casa, so solo che la donna è la mamma del bimbo, che lui non è imparentato con nessuno di loro e che il padre è un bassista amico suo. E che in quel cazzo di letto non ci dovevo proprio andare.
Mi scuso 2000 volte ma non è certo lui ad essere arrabbiato, anzi: scopriamo di essere grafici e colleghi, lui vuole i nostri CD (ha apprezzato parecchio il live definendoci 'very creative') e mi passa il CD della sua band, i Code Inconnu, che guardacaso Alberto ha recensito l'anno scorso per Sand-zine. Questa coincidenza ci rende molto allegri e ci salutiamo tra grandi strette di mano e promesse di risentirci, poi noi leviamo i bagagli, ancora una volta senza fare una doccia.



:: spartizione del bottino e passeggiata ::

C'è un gran sole e decidiamo di fare una bella passeggiata, non prima di esserci spartiti spese e guadagni in un baretto del centro in cui facciamo colazione. Ne risulta, all'incirca, tolte tutte le spese dei viaggi, un buon guadagno, e ciò ci rende ancor più soddifatti.

Mentre mangiamo Franz, ormai soprannominato da noi L'Insoddisfatto, si sbilancia pure dicendo che il concerto nostro gli è piaciuto, quindi ci rallegriamo.
Purtroppo il tempo a disposizione non è molto, così nostro malgrado lasciamo la cittadina e le sue giovini bionde studentesse.



:: Klagenfurt hell schnitzel ::

Il viaggio di ritorno vede al volante Alberto, che per sua somma sfortuna sarà costretto a condurre l'auto in un eterno attraversamento della città di Klagenfurt, roccaforte di Heider e dei nazionalisti, posto in cui ho cercato più volte di sistemare una data intermedia al nostro tour ma rivelatasi assai ostile. Noi la odieremo per sempre, dato che in corrispondenza di essa l'autostrada è chiusa e le autorità austriache han pensato bene di far attraversare la città a chi invece avrebbe dovuto transitare sulle quattro corsie. Terrificante. Tre ore di coda, interminabile, manco tra Borgo Panigale e San Lazzaro. Ad un certo punto ci fermiamo a mangiare presso un bar dove una donnona non-english-speaking ci prepare quattro enormi ed amorevoli schnitzel con patatine, divorate in pochi minuti dal Cris che è poi infatti (finalmente) costretto a fiondarsi in bagno per la prima volta da quando siamo partiti. Poco importa se il cesso che la sua cagata atomica rende inagibile è quello delle donne (il tedesco non è il nostro forte, ma meno ancora il dialetto locale con il quale sono indicati i maschi e femmine sulle porte!).

Ripartiamo, ci godiamo un altro pezzo di coda e poi siamo in Italia, dove passato Desenzano ci accoglie un uragano spaventoso, tanto che Franz, ora al volante, è costretto al passo d'uomo.
Stremati dalla coda, appesantiti dalle schnitzel, impauriti dalla pioggia, stanchi, appiccicosi da fare schifo a causa dell'impossibilità di lavarci, ormai da tre giorni, i nostri volti lucidi sono seri e prostrati. A tutto questo si aggiunga il fatto che da ore ormai una cassetta si è incastrata nell'autoradio e quindi non possiamo fare altro che girare tra le stazioni, dove l'ubiqua e dimmancabile Radio Fastidio non manca di propinarci i sui orrori.
Per passare il tempo si parla di cinema, con Cris super esperto come sempre, io ed Alberto poveri di conoscenze e Franz, che a suo modo lavora nel campo, che commenta praticamente ogni film con "ci sono alcune cose che mi sono piaciute tantissimo, altre meno". Diciamo che la sua perenne insoddifazione trova perfetta applicazione nei commenti sui film, ai quali non risparmia mai la sardonica frase. Ma noi gli vogliamo bene lo stesso.
Siamo però esausti, e quando siamo alla barriera di Agrate (dopo un'ultima goccia di benzina richiesta dal nostro assetato Doblò, costataci un altra parte del nostro cachet), ci sentiamo volare.



:: a casa ::

Sotto casa mia Gaia scende ad accoglierci, e constata che quanto raccontatole al telefono è vero: siamo davvero luridi. Sbaracchiamo da un mezzo per mettere quasi tutto su un altro (la Palio di Alberto) e ci separiamo.
E' quasi imbarazzante dirsi ciao dopo tre giorni così a stretto contatto, ma sappiamo che presto ci rivedremo.

Non appena salite le scale, io comincio a raccontare alla povera Gaia tutte quelle stesse cazzate che avete letto qui, se possibile pure con qualche particolare in più. Quindi, se vi sentite dei martiri ad avere letto tutto sin qua, pensate alla poveretta che è costretta a vivere con me. Ad ogni modo, mentre le racconto tutto, mi rendo conto di essere felicissimo anche di essere qui con lei.

Il giorno dopo il buon umore, stranamente, non viene devastato dall'ufficio, e così spedisco ai miei sodali la mail che avete letto nell'incipit (al Cris un più sintetico sms). Queste le loro risposte:


"mi scorre il tempo tra sogni e realtà, stamattina guardavo le foto e ridevo, leggevo il forum di rockit e gli insulti dei 12mila ad un miami deludente e ridevo, la dentista mi trapanava il dente senza anestesia e le ridevo in faccia pensando ai jingle di radio fastidio, lavoro a 10cm da terra, passerà, ma adesso c'ho un umore splendido!
grazie a voi!!" (Alberto)

"a me, se devo dire,  di questa traferta ci sono state alcune cose che mi sono piaciute tantissimo, altre meno" (Franz)

"...finalmente anche per me un cazzo di periodo buono!" (Cris)



Hue, 14 giugno 2007